Le malocclusioni: apparecchio come, quando e perché

Le malocclusioni sono un argomento molto complesso che fa nascere tanti dubbi e perplessità nei genitori, con questo articolo proveremo a rispondere a qualcuno di questi.

Cos’è una malocclusione?

È una parola un po’ difficile che indica quando non c’è un combaciamento corretto tra i denti delle due arcate e può essere dovuta a fattori dentali (denti storti, inclinati in fuori o in dentro, denti in più o in meno), fattori scheletrici a carico della mascella e della mandibola o all’insieme dei due.

A questi si possono associare fattori funzionali (uno scorretto funzionamento della deglutizione, della masticazione o della fonazione), abitudini orali scorrette (uso eccessivo del ciuccio o del dito), problemi respiratori e posturali.

La presenza di più fattori influenza la gravità, l’evoluzione, le eventuali conseguenze e la complessità del trattamento della malocclusione.

Fare una diagnosi accurata della malocclusione e di tutti i fattori coinvolti è perciò molto importante perché solo così si potrà decidere se, quando e come intervenire. Prima di programmare un trattamento, lo specialista dovrà studiare attentamente ogni bambino: servono una visita accurata, fotografie, impronte delle arcate, radiografie su cui eseguire delle misurazioni di molti parametri e spesso sono necessarie anche delle valutazioni di altri specialisti come l’otorino, il fisiatra, l’osteopata o il logopedista.

Perché mettere l’apparecchio?

Nei bambini l’apparecchio non si mette solo per raddrizzare i denti e non ha solo finalità estetiche; anzi, se i dentini non sono dritti non è assolutamente detto che si debba ricorrere subito ad un apparecchio. Se invece ci sono anomalie della mascella o della mandibola è bene intervenire subito per correggerle in modo da permettere una crescita del viso il più possibile armoniosa e fisiologica. Ecco alcuni esempi di malocclusioni in cui è spesso indicato un trattamento ortodontico:

  • Morso incrociato o cross bite si ha quando i denti superiori chiudono all’interno di quelli inferiori (come un coperchio troppo piccolo per una scatola).
  • Overjet aumentato (denti a coniglietto).
  • Progenismo mandibolare (classe 3a) è la sporgenza in avanti della mandibola; nei casi gravi è spesso associato a morso inverso degli incisivi superiori che sono più indietro di quelli inferiori.
  • Morso aperto si ha quando i denti superiori, di solito gli incisivi, non sono in contatto con quelli inferiori.
  • Morso profondo si ha quando, a bocca chiusa, gli incisivi superiori coprono troppo quelli inferiori.
A quale età mettere l’apparecchio?

Ogni malocclusione ha un suo periodo ideale per essere corretta. Se il problema è dovuto alla componente scheletrica e non dentale, è importante intervenire precocemente anche dai 5-6 anni e anche se i denti definitivi non ci sono ancora. In questi casi parliamo di ortondonzia intercettiva che intercetta e risolve i problemi prima che diventino gravi.

In altri casi il periodo migliore per iniziare l’ortodonzia è quando c’è il picco di crescita prepuberale, utilizzando apparecchi che stimolano la crescita mandibolare.

In tutti questi casi aspettare tutti i denti definitivi (12-14 anni) per iniziare il trattamento vorrebbe dire “perdere un treno importante”, cioè quello di sfruttare la crescita in modo favorevole per ottenere una buona occlusione e agire così in modo molto più fisiologico.

Quale apparecchio è meglio: mobile o fisso?

Non esiste un apparecchio migliore in assoluto, ma ne esistono diversi, ciascuno adatto per correggere un determinato difetto: apparecchi funzionali mobili, ortopedici, fissi, invisibili.

A volte un trattamento prevede l’utilizzo di diversi tipi di apparecchio, fissi o mobili o la combinazione di entrambi. Quello più adatto a ogni bambino sarà scelto dall’ortodontista in base a diversi fattori: tipo di malocclusione, età, grado di igiene orale, possibilità di collaborazione, accettazione, eventuali problematiche psicologiche, familiari o scolastiche. L’ortodontista quindi, deve sì studiare la malocclusione, ma deve anche guardare il bambino a tutto tondo per scegliere, insieme alla famiglia, la soluzione migliore.